"Non si può fare gli scrittori se non si è anche lettori"
(Dacia Maraini)

Un po' di tempo fa stavo parlando con una persona che, tra l'altro, mi fece delle domande sulle mie letture preferite.
Elencai numerosi autori di "gialli", ma quello che sorprese il mio interlocutore fu il fatto che io avessi letto più volte la Divina Commedia, i Promessi Sposi, l'Orlando Furioso, il don Chisciotte, i Malavoglia, etcetera.
"Che cacchio c'entra questa roba con quello che scrivi tu?", mi chiese l'amico.
Moltissimo, risposi. E, ovviamente, non mi riferivo alla qualità delle cose che scrivo. Sono uno di quelli che, ancora, ritiene Alessandro Manzoni più bravo di lui.
E vorrei vedere!, direte voi.
Sì, ribadirò io. Ma se vi fate un giretto spulciando qualche blog, non è impossibile trovare chi è convinto di poter scrivere con la mano destra, chessò, un Amleto mentre con la sinistra prepara il cappuccino.
Molto più banalmente, in realtà, io sono convinto che in ciò che scrivo, buona parte di quello che ho letto c'entri moltissimo.
I tentativi di passaggi epici, le atmosfere oscure, la descrizione armonica. Tutto questo non può essere solo frutto della natura, ma affonda le radici nei classici, che tali rimarranno. Mentre molti di noi, giustamente, dureranno quanto una soffiata di naso.
Ieri, 2 luglio, Maurizio de Giovanni ha presentato a Roma, presso Bibli, il suo terzo romanzo sul commissario Ricciardi, intitolato "Il posto di ognuno". Del libro non parlo perché ho già detto quanto per me sia di elevato livello.
Mi soffermo su due concetti espressi dall'autore.
1- "Sono stato furbo ad ambientare i miei romanzi nella Napoli del 1931, così ho evitato di parlare di luminol, dna e altre cose da CSI".
Sì, Maurizio, sei stato furbo. Ma, più che altro, il tuo Ricciardi ha il fascino che ha, anche perché insiste su storie e personaggi che vanno a formare romanzi completi e tridimensionali. A ciò contribuisce il rapporto che Ricciardi ha con i "fantasmi".
Ciò detto, è anche vero che per parlare di dna, lunimol e stub, bisogna sapere quello che si dice e, soprattutto, non dimenticare mai che, comunque, dietro la tecnologia c'è sempre l'essere umano che la usa e la valuta.
Ricordo un caso avvenuto ai Castelli Romani negli anni '80: un uomo ucciso da 14 colpi di pistola al cuore. Un caso che si tentò di archiviare come suicidio. Il problema, dunque, non è la balistica ma la capacità di un investigatore di saper fare il proprio mestiere.
2- "Dopo questa presentazione, vado ad assistere alla finale del Premio Strega. Ma non so se mi faranno entrare in quanto io sono un giallista".
Bravo, amico mio. Bella provocazione nei confronti di chi pensa che polizieschi-noir-gialli-thriller non siano letteratura "degna".
Quest'anno, come molti ormai sapranno, è andata così:
Testa a testa tra Antonio Scurati e Tiziano Scarpa. Alla fine, con 119 voti, la 63esima edizione del Premio Strega è andata a 'Stabat Mater' (Einaudi) di Tiziano Scarpa.
A seguire Antonio Scurati con 'Il bambino che sognava la fine del mondo" (Bompiani), 'L'istinto del lupo" (Newton Compton) di Massimo Lugli con 58 voti; 'L'ultima estate" (Fazi) di Cesarina Vighy con 36 voti; "Almeno il cappello" (Garzanti) di Andrea Vitali con 28 voti.
Segnalo il tezo posto del mio amico e collega di "Repubblica", Massimo Lugli. Grande cronista di nera che, proprio con un noir "pesante" si è "permesso" di ficcare il naso in questa prestigiosa kermesse.
Mi dicono che il libro di Tiziano Scarpa sia bellissimo e che l'autore sia persona simpatica e modesta. Ne sono lieto e gli faccio i miei sinceri complimenti.
A puro titolo di cronaca, segnalo che dal 1947 al 2009, lo Strega è andato 21 volte a un libro "Mondadori" e 12 volte a un libro "Einaudi".
Un titolo e poi un'ora di tempo per confezionare un monologo. Barbara Garlaschelli e io ce l'abbiamo fatta. E siamo qui
Giovedì 2 luglio alle 18, presso la libreria Bibli a Trastevere, via dei Fienaroli 28, Roma, Maurizio De Giovanni presenterà il suo terzo romanzo edito da Fandango che vede come protagonista il commissario Ricciardi. Il titolo è "Il posto di ognuno". Ci sarà Sandra Petrignani, Rosaria De Cicco (attrice, per le letture) e ovviamente Maurizio De Giovanni. Non mancate.

Mercoledi 1 luglio 2009 alle ore 14:30 potrete assistere in diretta sul blog
http://ladypazz2.splinder.com/
a una divertente "sfida" tra Barbara Garlaschelli e me medesimo. Una sfida a colpi di parole e fantasia, ovviamente.
Alle 14:30 Ladypazz posterà un titolo a sorpresa e noi due partecipanti avremo un'ora di tempo per scrivere un monologo e consegnarlo.
Ma per un progetto che nasce, un altro proclama la sua evoluzione. La kermesse di racconti "Highlander" che tempo fa campeggiò nel blog delle storie di laura Costantini e Loredana Falcone, è diventato un e-book che si può scaricare dal sito
http://lagunaweb.splinder.com/post/20846264/HIGHLANDER+-+l%27ebook
Ieri sera, 26 giugno, c'è stato il reading di alcuni racconti dell'iniziativa "Auroralia". I racconti e le poesie, come ormai sapranno anche i sassi, erano ispirati alla foto della "donna volante" del mitico fotografo americano Jerry Uelsmann.
Se volete conoscere un resoconto della serata e apprendere sorprendenti novità, dovete andare su
Ma, certamente, la notizia pù entusiasmante è che "Auroralia" diventerà un libro, un'anologia cartacea pubblicata dall'editore "Zona".
Qui, a giochi ormai fatti, pubblico il racconto che ho scritto io e che ieri sera ho declamato al cospetto di un pubblico estatico :-)
IL FILO SPEZZATO
di ENRICO GREGORI
Io non ci credevo alla tua promessa. Eppure la ripetevi a dispetto di tutto, trascurando che io e te stavamo solo fabbricando ricordi.
“Sarai per sempre un aquilone, legato al mio polso con il filo della devozione. Dove il vento ti spingerà, io ti seguirò coi miei pesanti passi mentre tu, leggera, spazierai nel nostro sogno”.
Eccomi ora, liberata come sapevo di dover essere. Prima o poi.
Quello spago lo hai reciso. Strappato coi denti della rabbia, logorato con la lama della noia.
Ora, aquilone senza rotta e senza guida, sorvolo la fabbrica dei ricordi e l’eco spenta delle promesse celebrate sull’altare dell’ignavia.
E’ tutto infinitamente più chiaro da quassù, non è vero che la prospettiva inganni. Le bassezze così le vedi perché tali sono.
“Non ci saranno rovi tra i quali impigliarti, né vortici nei quali perderti. Io, col mio filo, saprò sempre indirizzarti”.
Sì, dicevo. E planavo sfidando correnti, antenne, cavi dell’alta tensione.
E ora niente più fili, niente più guida. Ma niente illusioni, perché queste non volano.
Hanno il peso della sconfitta e quando si rompono, piombano nel cuore e fanno voragini.
Poi si sfaldano, si dissolvono. E allora sì, voli senza spaghi e senza timoni.
Lambisci rovi e paraboliche. Subisci strappi e lacerazioni, o meglio, altri strappi e nuove lacerazioni.
Eppure non era così che doveva andare. Non credo, no.
Da bambina avevo un aquilone e non lo perdevo mai di vista. Se il vento era troppo violento, non volevo che lui volasse. Lo tenevo sulle ginocchia, gli parlavo e guardavo i suoi colori.
Così dev’essere.
L’aquilone non lo si illude, non gli si spaccia una tormenta per un refolo di vento.
Sono vittima delle mie illusioni, lo so. E sapevo di sapere. Mi legai a quel polso per estremo bisogno di un orientamento che avevo perso.
Mi piace pensare che ora sorvolo la tua vita e ciò che di noi conservi. Perché so, lo so, almeno un respiro al giorno lo dedichi all’aquilone che non hai più. E speri che quel soffio lo faccia librare in alto per un po’, solo per guardarlo mentre aggiunge i suoi colori all’azzurro del cielo.
Riflettici, ora che volteggio sui tuoi pensieri dimagriti.
“Cosa guardi alla finestra? Cosa c’è lassù?”
“Nulla, cara”.
“Nulla?”
“Nulla”.
“Vieni a letto”.
Romani ma non solo nel plotoncino dei 15 che venerdì 26 giugno alle 21 leggeranno i loro racconti del progetto Auroralia. Inutile ripetere di cosa si tratti in quanto ormai chiunque ne abbia interesse sa perfettamente quello che accadrà presso la libreria "Flexi" in via Clementina 9 a Roma.
Come promemoria c'è la locandina. E ulteriori dettagli su
In un post di qualche tempo fa si accese uno spontaneo quanto surreale dibattito in merito a un culo. E di questo culo qui cosa ne pensate?
"Scoperta a Roma una rara acquaforte di Paul Rubens. È uno studio del pittore fiammingo liberamente ispirato al dipinto di Leonardo da Vinci L'ultima cena, di cui si erano perse le tracce dal 1836.
La scoperta è stata fatta da uno psicologo romano che ha fatto valutare una stampa anonima: grazie alla perizia del Prof. Andrea De Liberis e del Prof. Alfredo Pasolino si è scoperta, quindi, essere una preziosa e rarissima acquaforte. L'acquaforte di Paul Rubens ritrovata a Roma è menzionata in un libro del 1836 denominato Le classiche stampe del Prof Giulio Ferrario in cui si accennava a questo
studio di Rubens.
Fu eseguita durante il soggiorno romano del pittore fiammingo in cui fu impegnato a realizzare, dopo aver visitato e rilevato con disegni, L'ultima cena di Leonardo da Vinci nel refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano. Rubens si dedicò tardi all'acquaforte e soprattutto durante il soggiorno romano realizzò vari disegni di diverse opere poi eseguite al bulino.
La firma di Paul Rubens in basso a sinistra suggella l'importanza e l'autenticità dell'incisione coeva ed in prima tiratura delle due lastre.
Solo al suo rientro ad Anversa, infatti, Rubens si affidò ad incisori locali e da quel momento in poi l'influenza del maestro sugli incisori si farà sempre più importante. Lo stesso Rubens sentì la necessità di avvalersi di un incisore la cui produzione fosse sotto la sua diretta supervisione e la scelta cadde su Lucas Vosterman, che divenne il più famoso interprete della grafica del maestro. Quest'opera rimane perciò una rarità ed è un eccezionale testimonianza delle rare incisioni eseguite direttamente dal pittore il cui valore artistico ed economico è notevole.
Lo psicologo romano proprietario dell'opera, l'aveva ereditata 12 anni fa dal padre: solo ora, dopo la perizia dei professori Andrea De Liberis e Alfredo Pasolino, ha scoperto di avere tra le mani una fortuna".
(ANSA).
...tocca a me