DO...vrei spiegare che l’attimo è quella frazione impercettibile di tempo tra il verde del semaforo e il colpo di clacson dello stronzo che mi sta dietro.
RE....criminando sul fatto che quel giorno avevo troppa fretta per scendere dalla macchina armato di bloccapedali e sfasciargli un perone.
MI....steri dell’animo umano! Il montare della rabbia così come la quiete che la rabbia placa e soffoca.
FA...cendo leva sul grado di sopportazione, ritenni sufficiente scendere dalla vettura e sorridere al frettoloso automobilista con un sorriso attraverso il finestrino.
SOL...tanto un’ironia metropolitana avrebbe dovuto essere la risposta all’impertinente colpo di clacson.
LA...sciando che ogni cosa tornasse al normale tran-tran della fretta&furia che ci costringe all’impari lotta contro il tempo.
SI...curamente sarebbe finita lì, se lui avesse terminato il suo strombazzante dileggio. Ma proseguì. Ora ho un nuovo bloccapedali. L’altro è nel Tevere, con l’acqua di fiume che scrosta via sangue e cervello.
Essere nati senza invidia è indizio di essere nati con grandi qualità.
(François De La Rochefoucauld)
Nel blog di Remo Bassini c'è la situazione conclusiva della kermesse letteraria con i racconti scritti a 4 mani...o più.
Questa è una storia che sa di mare a fine stagione. Quella metà settembre quando sulla battigia l’odore della salsedine è così denso che lo puoi masticare.
Quando i suoi pensieri dolorosi volano a lui e cantano con i gabbiani. E volteggiano a cerchi concentrici fino a formare nuvole grigie cariche di lacrime.
Questa è una storia del mare che fu e che ora non è più. Perché è solo un ricordo. Quando lui sugli scogli e col sole a picco la accarezzava lasciandole addosso il profumo delle onde.
Questa è una storia di lui che dice io resterò con te. E lo diceva mentre lei sorrideva a occhi chiusi, stesa supina a farsi abbracciare dal calore dell’estate piena.
Questa è una storia di lei che rispondeva sì, lo so che resterai con me.
E che poi guardava i pescherecci e i vaporetti salutandoli con il pensiero. Addio, a voi che andate. E che abbiate sempre una mèta per i vostri viaggi. Come io, lei diceva, ho raggiunto la mèta mia. Per lui e insieme a lui.
Questa è una storia del risveglio amaro. Quando di lui rimase solo l’odore sulle lenzuola all’alba.
Il suo sudore salato misto al fresco bucato del giorno prima.
Quando lei scattò nei sali-e-scendi dalle rocce al mare. E lo cercava e lo chiamava, fermandosi ad ansimare sotto al volteggiare dei gabbiani. E dalla spiaggia ancora su a ferirsi i piedi sugli scogli nemici. Lei con l’affanno a guardare pescherecci e vaporetti. Quelli con una mèta che lei non aveva più perché si era dissolta.
Questa è una storia che sa di pescatori. Che a metà settembre issarono le reti pesanti.
Impigliati tra le maglie scorsero i capelli biondi. E li afferrarono per girare quel volto che sorrideva a occhi chiusi. Sotto il canto d’addio dei gabbiani.
Nel blog di Remo Bassini il 16 e il 17 2008 agosto si vota per il gioco dei racconti a 4 mani. Le modalità esatte le trovate su
http://remobassini.wordpress.com/
Ma per un gioco che giunge al traguardo, un altro decolla. Il miglior disco e la miglior canzone. Un'impresa ardua se non impossibile su
http://letteratitudine.blog.kataweb.it/
Non ci dev'essere sempre una ragione. O meglio, a volte la ragione è "naturale". Colui che canta è recentemente scomparso, per cui il gruppo non esiste più. Hanno fatto cose belle, con qualche punta tendente al capolavoro. Per esempio questa
www.youtube.com/watch?v=C_nn90p-tIg
Ma allora, visto che qualcuno gradisce, vado ad aggiungere un "old nugget". Uno dei tanti di quando (aimè) ero ragazzino. Uno di quei pezzi che mi indussero a dire a me stesso "tu devi suonare. non importa come suonerai, ma fallo"
http://www.youtube.com/watch?v=dmIy7Ch4M84
E comunque, non è che quei link qui a destra chiamati "un po' di rock" ce li ho messi per bellezza.
Era sicuramente ferragosto. Non ricordo se fosse il 1969 o il 1970. Luigi era appena tornato da Londra e aveva riportato un disco, il primo di un nuovo gruppo. Luigi era competente, ma non come noi altri.
"Questi in Inghilterra vanno forte - disse Luigi - mi sa che diventeranno famosi".
Fu culo o fu naso?
Ma Luigi ebbe ragione
http://it.youtube.com/watch?v=ndaaGsaaYbI&feature=related
E comprendo perfettamente la passione per i Jethro Tull specialmente per i pezzi meno conosciuti e forse migliori
http://it.youtube.com/watch?v=xAKSTSjIfsU
Buone vacanze specialmente a Camilla Bianchi del Drago e a Manolo Guerazzi. Almeno è chiaro che anche loro sono in villeggiatura.
Lo prova il fatto che si sono scritti una lettera, ognuno dal suo posto di vacanze. Qui c'è quella di Camilla a Manolo. L'altra è su
http://mahpuntogea.splinder.com/
Caro Manolo.
Sono qui, a casa della nonna, prigioniera nella torretta sud, in punizione fino a nuovo ordine.
È tutta colpa di quella cretina della Costanza, la nipote dei vicini (sua nonna gioca a bridge con la mia, e pure male).
Qui è una noia mortale: mamma è in Svizzera per una plastica (c'è andata in aereo, però si è portata dietro l'autista, chissà perchè), papà lavora sempre, poverino, ed è alle isole Cayman con la segretaria che è pure lei costretta a saltare le vacanze, mio fratello è in Sardegna (non ho capito perchè non è andato a Biarritz, ho sentito che parlava con un suo amico di fare scorta di neve. Mah), miss Anne è partita e a me mi hanno mollato in Toscana. Sono tutti vecchi, qui, e di andare in paese non se ne parla. Lì almeno ci sarebbero ragazzi, ma le nonne dicono che sono gentaglia.
Alcuni sono carini e simpatici, e riusciamo a vederli ogni tanto nel parco. Ce n'è pure uno che ti somiglia, però non sei tu, uffa.
A Costanza piace Tonio, il figlio del panettiere, e ogni tanto scappa per vederlo di nascosto. Chiacchierando le ho raccontato di noi, e di quella cosa dei serpenti e dei gerbilli o come si chiamano, e allora lei ha detto ''chissà se Tonio la sa, questa cosa''. E l'altra sera, quando il giardiniere li ha trovati nella legnaia, penso che glielo stesse spiegando. E sua nonna si è molto arrabbiata, e lei le ha detto che glielo avevo insegnato io, e sua nonna lo ha detto a mia nonna e adesso non mi fanno più uscire.
Vorrei tanto che fossimo più grandi e tu fossi un cavaliere e venissi a salvarmi con la tua lucente armatura e mi portassi via da qui sul tuo cavallo bianco.
Non vedo l'ora che finiscano queste vacanze del cavolo, ecco.
Tanti baci e gerbilli o quel che è
tua per sempre
Camilla
Evidentemente il geniale Stefano Mina ha deciso di caratterizzare il suo blog come sito gastronomico-letterario.
Dopo la kermesse sui cocomeri, ora lancia una "sfida" sulla pizza. Se non siete sazi.....
No, non lo so se parteciperò. Certo la questione è invitante...come un morbido collo
Lui salutava i treni, lei ricamava pulcini sui grembiuli degli scolaretti.
Due emarginati surreali, per tutti quelli che vivevano la realtà.
Realtà di pane e pasta. Di “cosa c’è in tivvù stasera?”
Lui salutava i treni, perché erano la vita che viaggiava. Quella degli altri, non la sua. Sventolava il fazzoletto e poi ci si asciugava le lacrime.
Non conosceva nessuno di quelli che lasciavano la città. Piangeva perché i suoi sogni solo col treno potevano viaggiare.
Lei ricamava pulcini, perché non ebbe il grembiule quando era piccola.
Le avevano riciclato una camiciona a quadri del fratello grande. “Tu non c’hai il grembiule ricamato”, le dicevano gli altri scolari.
Lei allora andava alla lavagna e col gesso disegnava i suoi sogni. Non che volesse farlo davvero, ma così dava le spalle a tutti e nessuno si accorgeva che in quel momento lei piangeva.
Poi un giorno lei pensò “e lo faccio anche per me un bel grembiule col pulcino ricamato”.
Il tempo della scuola era lontano, ma lei ugualmente lo indossò.
Andò al mercato ed era felice. Passò davanti alla chiesa e se ne infischiò di quanti la indicavano ridendo.
Lei, contenta, accarezzava il pulcino ricamato sulla tasca destra del grembiule. Il suo grembiule, finalmente.
Anche alla stazione mi devono vedere, pensò, perché lì c’è tanta gente.
Tra la folla, tra i viaggiatori con le valigie piene di fretta e di indifferenza. E vide lui, che salutava i treni.
Non scambiarono nemmeno una parola. Bastò uno sguardo.
Si presero per mano e cominciarono a camminare. In silenzio ma felici.
Ogni tanto un incontro di occhi come a dire “sei sicura?”, “sì, sono sicura”.
E allora avanti, senza timore e senza rimpianti. A camminare solidali lungo il binario 3 dov’era previsto il passaggio dell’accelerato.
Ancora oggi si narra di quel giorno in cui volò in cielo un grembiule bianco. Con un pulcino ricamato sulla tasca.