NOIRE - ENRICO GREGORI

Il blog di Enrico Gregori
giovedì, 19 novembre 2009

attenti al mostro... giuridico

Le tecniche investigative hanno fatto, negli anni, passi da gigante. Non è un luogo comune affermare che alcuni omicidi avvenuti tempo fa e mai risolti, oggi avrebbero avuto una facile soluzione grazie alle tecnolgie a disposizione degli investigatori.

C'è però un elemento che ha sempre condizionato e sempre condizionerà l'esito di un'indagine. Ossia la fissazione degli investigatori su un sospettato. Certo, è anche vero che oggi esistono analisi e riscontri oggettivi per scongiurare molti preconcetti. Resta però il fatto che una aprioristica convinzione dell'investigatore può comunque causare danni.

Figuriamoci negli anni Venti quando, alla pionieristica tecnologia, si affiancava l'esigenza politica di trovare un colpevole a tutti i costi.

Fu il caso di Gino Girolimoni,girolimoniaccusato di violenze e omicidi nei confronti di sette bambine.

Su di lui non esistevano prove, ma il suo calvario giudiziario fu insopportabile.

Lo salvò un commissario di pubblica sicurezza che, in maniera certosina, riuscì a convincere i giudici dell'estraneità di Girolimoni ai fatti.

Il suo arresto era stato strombazzato in grande stile. La sua scarcerazione avvenne in sordina.

Gino Girolimoni, comunque, ne uscì a pezzi. Morì povero e solo il 19 novembre del 1961.

L’assassino vero rimase nell’ombra. Era un pastore protestante, Ralph Lyonel  Brydges, pastore nella Holy Trinity Church di via Romagna a Roma. Morì in un manicomio del Sud Africa. Pare si fosse reso colpevole di violenze e assassini di minori in qualsiasi posto del mondo i suoi superiori lo avessero trasferito.

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lunedì, 16 novembre 2009

translations

SETTE PENSIERI SULLA TRADUZIONE

DI RAUL MONTANARI (*) 

raoul-montanari

1. La mia prima traduzione fu anche la più impegnativa. Si trattava di un romanzo di Allan Gurganus, L'ultima vedova sudista vuota il sacco, uscito fra il '90 e il '91 negli USA, dove vendette un milione e mezzo di copie e attirò l'attenzione della critica e di Kubrick, Lynch, Spielberg. Millecinquecento cartelle di un impasto linguistico da brividi, con repentini cambi di registro, linguaggi gergali, slang, distorsioni di idiomatismi. Mi arrampicai sugli specchi per dieci mesi, lasciando nell'impresa un discreto pezzo di salute. L'editore era Leonardo Mondadori; compenso lordo a cartella: 15.000 lire. Nella primavera del '91 Gurganus venne in Italia. Avrei molto da dire sulla cortesia e sul fascino dell'uomo, ma non è questo il luogo. Quando mi sembrò di averlo fatto ridere abbastanza, gli dissi: «Devo farti una confessione, Allan. Ci sono almeno una cinquantina di punti nel tuo libro in cui ho inventato di sana pianta, perché non capivo un cazzo di quello che avevi scritto». Gurganus ascoltò benevolo, poi replicò: «L'altro ieri ho aperto il libro a caso. Era da qualche tempo che non lo facevo. Be', anch'io non capivo un cazzo di quello che avevo scritto».


2. Questo per dire quanto può essere difficile tradurre. Ma il punto vero sta nel fatto che nella traduzione si ritrova la stessa irritante soggettività, la stessa mancanza di criteri universali di giudizio che alberga nella letteratura in lingua originale. Siamo tutti d'accordo, temo, che ciò che definiamo un capolavoro letterario diventi tale in base a un consenso forte e ampio di lettori più o meno qualificati; la controprova è che ciascuno di noi nutre predilezioni personali per le quali sarebbe disposto a spergiurare. A me, per esempio, sembra così evidente che Kafka è senz'altro, come insinua Borges, il più grande scrittore di tutti i tempi, sono talmente convinto che Kafka rappresenta una dimostrazione della fastidiosa tendenza di Dio a incarnarsi negli ebrei (e mai nei bergamaschi), che sarei disposto a rompere la faccia a chiunque non la pensi così. Per quanto incredibile possa sembrare, con la traduzione succede lo stesso. Eppure, in questo caso un referente oggettivo esiste: è il testo di partenza. Purtroppo però ci sono comunque modi infiniti di interpretare un testo. Il traduttore è come un direttore d'orchestra che dà la sua versione di una sinfonia, o come un jazzista che rielabora a suo gusto uno standard.


3. Benedetto Croce, la teoria della traduzione infinita. Quando traduco da un’altra lingua sono costretto a tradirla, perché le parole dell’italiano coprono aree semantiche sfasate rispetto a quelle dell’inglese, del greco, del francese e così via. Quindi traduco sbagliato.

Ma in realtà anche comunicando con una persona che parla la mia stessa lingua traduco, e spesso traduco sbagliato, perché i significati, le connotazioni, le vibrazioni emotive che lei associa alle parole possono essere molto diversi dai miei. Una donna mi dice: “Ti amo” e intende dire: “Vorrei vivere con te. Vorrei fare un progetto con te”. Io le dico: “Ti amo”, e intendo dire: “Mi piace da matti fare l’amore con te. Mi sento bene vicino a te”. Risultato: disastro.

Ma non è finita. Perfino comunicando con me stesso traduco, e spesso traduco sbagliato. Il significato delle mie stesse parole, e in particolare la loro aura valoriale ed emotiva, mutano man mano che le pronuncio. Il fatto stesso di aver detto una certa cosa modifica il senso che quella cosa avrà poi per me. Trovo un diario, una lettera, e mi sento un cretino per aver scritto certe parole; ma allora non mi sentivo un cretino, per niente.

La traduzione infinita.


4. Il più grande equivoco che pesa sulla traduzione letteraria è che per tradurre bene la cosa più importante sia conoscere a fondo la lingua di partenza. In realtà, è più importante lavorare creativamente su quella d’arrivo. Gli errori te li toglie il revisore, il redattore, ma se la traduzione nasce morta, senza energia, senza slancio, è da buttare. Io sono sempre stato un traduttore fallosissimo, ma che problema c’è?


5. Tradurre libri è un lavoro forzatamente sottopagato. Nessun editore si può permettere di pagare il giusto questa competenza che, nel caso di un traduttore veramente bravo, produce un’autentica ricreazione artistica del testo. Invece tradurre per il teatro rende dalle cinque alle dieci volte più che per l’editoria.

Per questo, dopo aver fatto una ventina di traduzioni letterarie negli anni ’90 (inclusive di quattro Cormac McCarthy, Philip Roth, Oscar Wilde, Borges, William Styron, O’Brien, James Frazer, Schnitzler, Sofocle, Seneca) dal 2000 traduco solo teatro (Shakespeare) e occasionalmente poesia (Poe). Ma traduco poco, comunque, perché devo scrivere.


6. Tradurre un autore come per esempio Cormac McCarthy con l’intensità che richiede è come essere una puttana che viene sempre. Una puttana non può venire con ogni cliente, anzi non dovrebbe venire mai, perché concluderebbe il suo turno di lavoro ricoverata all’ospedale. Ecco, io mi sentivo così. Troppo forte l’abbraccio, l’immersione, la scopata con il testo. Quando finivo non avevo voglia di aprire il file con il mio romanzo: avevo voglia di andare a pescare, e ci andavo.


7. E’ molto meglio essere tradotti che tradurre, però t’incazzi perché non è che fuori d’Italia siano più bravi di noi. Almeno in questo.

(*)

Raul Montanari ha pubblicato recentemente il suo ultimo libro intitolato "Strane cose, domani" (Baldini e Castoldi). Un ottimo libro, secondo me.strane-cose-domani-2330486 

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domenica, 15 novembre 2009

maggiorenne e vaccinato

Leggo e ascolto numerosi discorsi in merito alle grandi case editrici che sarebbero use trascurare talenti emergenti e/o sconosciuti. Leggo e ascolto di atteggiamenti supini e inclini ad accontentare gli amici, e gli amici degli amici.

Non so, non ho idee. Forse non me ne frega nemmeno nulla di queste polemiche. Sta di fatto che probabilmente oggi io non sarei un lettore se, da ragazzo, non fossi entrato in possesso di libri pubblicati proprio da grandi case editrici. Quelle che, poi, mi hanno anche spronato a essere curioso e a interessarmi pure alle case editrici medie e piccole che fanno cose pregevoli.

Il tutto per dire che il 15 novembre del 1933, un ragazzo di 21 fondò una casa editrice. Un ragazzo con alle spalle una agiata famiglia, per carità. Ma che forse aveva anche entusiasmo, iniziativa e cultura.

Quel ragazzo ventunenne si chiamava Giulio Einaudi.

Giulio_EinaudiMi pare che alcuni concorrenti del Grande Fratello 10 abbiano 21 anni.

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giovedì, 12 novembre 2009

l'uomo non sta fermo

Non so se sia un bene, sulla soglia del 2010, fare considerazioni sulla capacità che ha la Provincia italiana (specialmente quella più piccola) di conservare la memoria e proporla affinché tutti possano usufruirne.

Confesso, per esempio, la mia ignoranza nel non aver mai sentito nominare il paese Monte Marenzo, in provincia di Lecco. Un piccolo paese della Valle San Martino, molto conosciuto per una particolare sensibilità amministrativa, che da anni caratterizza attività sociali e di ricerca storico-ambientale. Nel dicembre del 2000, l’Amministrazione pubblicò il libro della Memoria, testo ricco di documenti e testimonianze che fu regalato ad ogni famiglia.

Arte e memoria, dunque, e in questo senso si inserisce la mostra di Miriam Ravasio (ospite pressoché fissa di questo e altri blog). La mostra si intitola "L’uomo non sta fermo" e dal 14 al 20 novembre (dalle 15 alle 18 di ogni giorno) sarà allestita nella Sala Civica, in via Marenzi 2.

Non aggiungo altro, perché non ne ho la competenza, quindi spetterebbe a Miriam spiegare di cosa si tratta il suo lavoro. Io mi limito a pubblicare l'opera intitolata "Attrattore" che, in effetti, attrae parecchio la curiosità.

attrattore

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sabato, 07 novembre 2009

voce tra le voci

Compatibilmente con il (poco) tempo che ho a disposizione, mai come in questo periodo sto scrivendo, riscrivendo, correggendo e assemblando. Manoscritti di romanzi, racconti e quant'altro fino a rischiare la fusione del computer.broken-computer

Il tutto senza avere alcuna idea precisa su cosa pubblicare, quando pubblicare e con chi pubblicare. Progetti, discussioni, idee, contatti, proposte.

Fino a un po' di tempo fa, pur non avendo particolari ansie, ritenevo imprescindibile il binomio scrittura/pubblicazione. O meglio, ritenevo che la pubblicazione dovesse essere la principale finalità.

Questo, in realtà, credo che faccia perdere di vista il prioritario impegno di chi scrive, ossia la consapevolezza di aver dato il massimo.

Ovvio che il mio massimo non potrà mai essere il massimo di Kafka, però è al mio limite che dovrei puntare. E, soltanto dopo, preoccuparmi dell'eventuale pubblicazione.

Tra l'altro può accadere che certe cose finiscano pubblicate senza una diretta partecipazione dell'autore.

Per la prima volta, ad esempio, mi ritrovo con racconti pubblicati in antologie. Antologie nelle quali sono in compagnia di tante persone che conosco. Antologie dove molti compaiono per la prima volta nella loro vita come scrittori. E, per quel che conta, a loro va tutta la mia simpatia.

E' già uscita "Roma per le strade volume 2", edita da Azimut e curata da Massimo Maugeri. Uscirà a breve "Auroralia", edita da Zona e curata da Gaja Cenciarelli. Mi hanno chiesto poi un racconto, tema: il gatto, che dovrebbe uscire su una raccolta antologica intorno a Febbraio. Su editore e curatore credo che per ora io debba glissare.

Questa delle antologie è un'esperienza straordinaria, per certi versi. A pelle si potrebbe pensare di far parte di un calderone nel quale non ci si ritrova e nel quale la propria identità viene mescolata ad altre identità.

E invece, tornando al tentativo di dare il massimo, far parte di questi progetti è di grande soddisfazione. Ed è anche interessante il confronto (non la sfida) con gli altri autori coinvolti nelle antologie. Un confronto, una crescita si spera.

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venerdì, 06 novembre 2009

pionieri

Compiono oggi gli anni Bruno Canfora (85) brunocanforae Antonello Falqui (84).antonelloIl primo, compositore e direttore d'orchestra; il secondo regista televisivo. Accomunati per anni in varietà televisivi che (horribile dictu) facevano divertire.
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giovedì, 05 novembre 2009

flies

Qualcosa scuoteva il sottobosco da una parte del solco, e cadde crepitando una pioggia di gocce. “Aspetta un po’,” diceva una voce, “mi sono impigliato.”

rovi

 

William Golding -

Il signore delle mosche

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martedì, 03 novembre 2009

involucri

demoniQuesta che vedete è la copertina di una delle tante edizioni de "I demoni" di Fedor Dostoevskij. E non è nemmeno una delle più brutte. Sono consapevole e rassegnato che né "Roma per le strade" né i libri della Bietti raggiungano il livello del capolavoro dello scrittore russo. Però, comunque, credo che oltrepassare la copertina e addentrarsi nel contenuto di un libro sia uno sforzo che nel 2009 si possa fare.

I marmi e gli affreschi, a parer mio, avrebbero potuto essere copertina di una raccolta intitolata "Roma e la sua arte". Ma credo che nelle intenzioni degli editori di Azimut, "Roma per le strade" avrebbe dovuto parlare della vita (passata e presente) che, appunto, si svolge nelle strade e non dentro villa Farnese o nelle Scuderie del Quirinale. Forse, invece che un paio di tette, si poteva mettere un quadretto di Pinelli il quale, appunto, disegnava la vita. Sarà un concetto trito e desueto, ma il seno femminile evoca la vita prima ancora che pratiche erotiche dal soft al sadomaso. Questo è quanto Azimut ha voluto esprimere graficamente e, ho già detto, che la scelta dell'editore non mi convince del tutto. Ma non certo perché la copertina sembra uno spot per segaioli.

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lunedì, 02 novembre 2009

forza roma

Enrico Gregori

FOGLIO DI QUADERNO

(piazza Farnese)

“Mentre tutti diffidano delle donne...”

Queste righe su di me, foglio di quaderno ingiallito d’antico. Io che arrivo da chissà dove, scosso dal vento in anni e anni di volteggi nel cielo di questa città.

La Roma nella quale mi sento straniero, perché forse non sono nato qui. Forse il mio viaggio iniziò su un marciapiede di un altro paese. Ma ora compio evoluzioni a spirale, sospinto dai refoli della Città Eterna.

Un soffio mi solleva a piazza Farnese, tra i turisti seduti al bar o ciondolanti nella piazza, dominata dall’ambasciata di Francia. Percorro gli spazi tra le case e non ho destinazione, se non quella che il vento mi impone.

"...io me la intendo benissimo con loro...”

Il soffio è meno potente e quasi arrivo al suolo. Così che una bambina tenta di afferrarmi per leggere i miei segreti che arrivano da lontano. Una verità, una testimonianza e for se anche un dolore nascosti tra le mie pieghe increspate.

Ma l’alito si rinvigorisce, e io volo verso Campo de’ Fiori. Librato e sfrenato verso la statua di Giordano Bruno. Sfioro il frate che morì sul rogo. Lui, per mano nemica.

Io, seppure inoffensivo e delicato pezzetto di carta, sempre scampato alle fiamme. Mai bruciato, io, e quasi condannato a una conti nua migrazione sopra le teste e i pensieri. Tutti mi vedono, ma non sanno cosa raccontano le righe incise sulla mia pelle di carta a quadretti.

“...io non guardo se hanno mentito, se hanno tradito, se hanno peccato...”

Nemmeno io lo faccio. Sono l’innocente latore di un grido di chi ha smesso da tempo di parlare. Questo penso, sorvolando via dei Giubbonari e corso Vittorio.

Peccare, tradire, mentire. E chi non l’ha mai fatto? Per me, poi, tutti sono uguali. Io vedo solo teste, e dall’alto le sor volo senza sapere cosa quelle tante menti possano custodire. Sono nella mia terra momentanea, finché il vento mi terrà qui. Poi migrerò laddove sarò obbligato a fare. E scorgerò al tre teste, altri traditori e peccatori. Diversi per dialetto, ma uguali nell’affannosa lotta delle loro emozioni. Via Arenula, lungotevere, viale Trastevere. Talvolta impigliato in un ramo di platano per essere poi di nuovo smosso e sospinto coi miei segreti verso Monteverde Vecchio.

“...se nacquero perverse, purché io senta che hanno sofferto o per mentire o per tradire o per amare..."

Un epilogo, ecco, forse momentaneo, mentre mi poso su un busto del Gianicolo dedicato a uno dei tanti eroi della Repubblica Romana. Le gesta, le battaglie, la morte e poi la vita. Come quella che, in fondo, continuerò a raccontare finché ci sarà vento.

“...Eleonora Duse”.

romaQuesto è il mio racconto che compare sul'antologia "Roma per le strade volume 2", edito da Azimut e curato da Massimo Maugeri. E' disponibile in libreria e l'intero ricavato va al reparto di Pediatria dell'ospedale Policlinico Umberto Primo di Roma

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domenica, 01 novembre 2009

via etere

Specialmente quelli della mia generazione

(i programmi televisivi in Italia iniziarono nel 1954) o i più anziani, non dovrebbero aver dimenticato un "pioniere" della TV come Renato Tagliani. renatotaglianiPresentatore e conduttore brillante e colto, che esordì nel 1957 nel glorioso "Telematch" insieme a Enzo Tortora e Silvio Noto.

Renato Tagliani è deceduto il Primo Novembre del 2000 all'età di 73 anni.

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Chi sono

Utente: enricogreg
Nome: Enrico Gregori
Giornalista, esperto di cronaca nera. Il mio secondo libro "Doppio Squeeze" lo trovi su www.ragioncritica.it insieme al mio primo libro "Un tè prima di morire" e ad altri titoli della collana "Giallo Grigi"



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